Cartellone 2011 - 2012
L'OPERA:
La f’rtìn du povrìdd (La fortuna del povero) è una riscrittura della commedia in tre atti "La fortuna con la effe maiuscola" di Eduardo De Filippo e Armando Curcio. Questa commedia fu data per la prima volta al teatro Alfieri di Torino, il 24 Marzo 1942. Fu scritta durante la seconda guerra mondiale, ovvero in un periodo in cui la gente non aveva troppa voglia di ridere. Eppure, i due Maestri seppero sfidare con l’intelligenza e col cuore la tristezza di quel momento storico, facendo in modo che le risate superassero di gran lunga i momenti malinconici, che pure sono presenti in quest’opera. Successivamente la commedia fu ripresa dai fratelli Carlo e Aldo Giuffrè nella stagione 83-84 e poi ancora nella stagione 94-95.
LA TRAMA:
In questa versione, la scena si apre in una casa grotta materana, dove i vetri "si appannano da fuori", dove "l’umidità è assai" e dove vive un morto di fame, Antonio, con sua moglie Nunzia ed il nipote di quest’ultima, Franceschino, raccolto da piccolo, bonaccione e maldestro, un pò "ritardato", ma sorprendentemente furbo nello smascherare le trame e gli imbrogli dei "normali".
Fra le storie e le avventure degli abitanti del vicinato, appare un avvocato che offre ad Antonio del danaro, affinché riconosca come figlio legittimo Saverio, un avventuriero figlio di "enne enne", che ha bisogno di un padre, per contrarre un ricco matrimonio.
Antonio, che invece ha bisogno di mangiare, accetta. A questo punto la fortuna irrompe nella casa di Antonio: una ricca eredità da parte di un suo fratello, Giovanni, emigrato in America molti anni prima.
Ma c’è una condizione: Antonio non deve avere figli, altrimenti l’eredità passa al primogenito. Per legge, quindi, l’eredità sembra dover passare a Saverio, quando un secondo colpo di scena e di genio, cambierà le carte in tavola...
Alla fine la situazione economica migliorerà, ma non sarà quella la fortuna con la effe maiuscola... Lo sarà, invece, la conquista degli affetti familiari veri e del figlio adottato e disabile...
IL COMMENTO:
La scena rappresenta una povera casa-grotta dei nostri Sassi negli anni Cinquanta, dove il freddo e, soprattutto l’umidità la fanno da padroni.
In questo tugurio vive fra stenti la famiglia di Antonio, in regola solo con la religione, perché rispetta il digiuno delle vigilie. Ciò nonostante, da questo ambiente e dalla situazione scenica dei personaggi nasce la comicità.
E’ una comicità che si trova dappertutto, anche tre il dolore e le lacrime. A questa comicità, si accompagna una morale, ossia un contenuto che porta lo spettatore a riflettere su qualche aspetto della vita del povero di allora:
il bisogno materiale;
la sua "miseria nobile", come la chiamava Carlo Levi;
la dignità;
il desiderio di giustizia;
la generosità;
il fatalismo;
lo scontro con individui senza morale e senza scrupoli;
la grinta nell’affrontare le avversità della vita;
la lotta quotidiana per dare un senso alla propria esistenza.
Il nostro spettacolo li rappresenta questi contenuti, ve li fa vivere e sentire. Vuole ricordarli a chi, in avanti con gli anni, ha vissuto in prima persona situazioni simili a quelle descritte dalla commedia. Vuole raccontarli ai giovani, che non hanno nessuna idea della vita di allora.
Se Talia Teatro riuscirà anche questa volta a farvi ridere, piangere e pensare, noi potremo dirci soddisfatti, perché avremo dato un senso al nostro impegno nel fare teatro.
PERSONAGGI ED INTERPRETI:
I personaggi, qui in ordine di entrata, hanno quasi sempre conservato il proprio nome, perché pensiamo che si può interpretare solo se stessi.
| Giulia, donna del vicinato | Giulia Cifarelli |
| Nunzia, la moglie | Nunzia Scorca |
| Mariarita, una vicina di casa | Margherita Arrè |
| Angelina, un’altra vicina di casa | Angelica Digirolamo |
| Generale in pensione | Domenico Orlandi |
| Manuelina, figlia del generale | Manuela Lorusso |
| Don Ciccio, il marito "sfortunato" | Francesco Palomba |
| Franceschino, il nipote di Nunzia | Franco Burgi |
| Antonio, il povero | Antonio Montemurro |
| Amalia, una moglie "distratta" | Mariella Braia |
| Maurizio, l’amante di Amalia | Maurizio Cicchetti |
| L'avvocato | Mario Salluce |
| Il dottore | Rocco Mazzei |
| Il notaio | Francesco Andrisani |
| Il brigadiere | Dino Moro |
| Il barone | Saverio Pietracito |
Scenografia Francesco Andrisani e Saverio Mastronardi
Service audio e luci Piero Lisbona
Costumi Gruppo Talia Teatro
Selezione delle musiche Antonio Montemurro
Trucco Manuela Lorusso
Locandina Claudia Passarelli
Pubbliche relazioni Mina Clemente Montemurro
Regia Antonio Montemurro






